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Il ruolo dei social media nelle RP

Ad occuparsi oggi di Relazione Pubbliche si rischia seriamente un esaurimento nervoso. Immaginate un mondo in cui l'informazione sfugga sempre di più alla possibilità di controllo, in cui non servano più istituzioni mediatiche di massa che mettano in relazione i messaggi con i destinatari, in cui le notizie subiscano un processo di revisione continuo, sollevando in maniera imprevedibile clamorosi casi all"attenzione del pubblico mondiale, un mondo in cui i contenuti non siano decisi da persone tanto influenti quanto influenzabili, ma piuttosto da milioni di individui che non puoi conoscere.

No, non è la trama di un film di fantascienza: questo mondo è il nostro "oggi”, il mondo dei cosiddetti new media che stanno diventando sempre più social media. Un mondo digitale in cui le persone dispongono di nuovi mezzi per informarsi e per fare circolare le informazioni in un'enorme rete sociale mondiale. Un mondo che sfugge alla possibilità di essere orientato e che pertanto sta rischiando di far impazzire i professionisti delle RP.

Proprio per aggiornare i suoi associati su questa realtà in inarrestabile espansione, il 12 Marzo 2007 la FERPI ha tenuto, presso il Centrostudi Comunicazione Cogno Associati, un seminario dal titolo "Il ruolo dei social media nelle RP” con Toni Muzi Falconi e Nicola Mattina nel ruolo di relatori. Innanzitutto è stato necessario capire perché questi nuovi media si stanno profilando come social media. La risposta è legata alla stessa struttura su cui si basa Internet: una rete esponenziale di relazioni informatiche che permettono di far circolare in tempi brevissimi dati ed informazioni, con la possibilità da parte degli utenti, e non più di professionisti specializzati, di partecipare ad un processo collettivo di generazione dei contenuti che così circolano liberamente da un sito all'altro, spesso in modi che il produttore non aveva previsto o inteso.

Il primo fenomeno che mette in evidenza questi nuovi aspetti della rete è quello del blogging: pagine web strutturate come una sorta di diario in cui pubblicare storie, informazioni e opinioni a cui i lettori del blog possono rispondere scrivendo i loro commenti e lasciando messaggi all'autore. Si è venuta a delineare così una sterminata comunità potenzialmente costituita da milioni di individui, definita blogosfera. Sono oltre 57 milioni i blog classificati nel novembre 2006 dal motore di ricerca per blog www.technorati.com.  Il problema, dal punto di vista del mondo delle RP, è che alcuni bloggers sono diventati sempre più dei punti di riferimento per una moltitudine di utenti della rete, rappresentando così una fonte di potenziale influenza difficilmente controllabile e orientabile. Senza contare che i blog si aggiornano continuamente rendendo molto difficile l"attività di monitoraggio dei loro contenuti. I blog sono in grado pertanto di risalire la coda della diffusione dell’informazione fino a far saltare all’attenzione dei mainstream media dei fatti che probabilmente in passato sarebbero rimasti sconosciuti o non avrebbero comunque goduto di una sufficiente copertura mediatica. Il fenomeno sta assumendo una rilevanza tale che persino le stesse grandi aziende stanno rispondendo con la pratica del corporate blogging: ovvero blog gestiti dagli stessi vertici aziendali per stabilire relazioni coi loro dipendenti e collaboratori.

Un altro fenomeno che si sta rapidamente diffondendo è quello dei siti wiki, che permettono a ciascuno dei suoi utilizzatori di aggiungere contenuti, ma anche di modificare quelli inseriti da altri utilizzatori, in un processo di aggiornamento continuo delle informazioni. Wiki è una parola hawaiana che significa “molto veloce”. Su questa nuova concezione della generazione di dati si basa il progetto wikipedia, un insieme di pagine web che costituiscono una sterminata enciclopedia online, multilingue, a contenuto libero, redatta in modo collaborativo da volontari.

Ci sono poi altri nuovi modi di creare e diffondere in rete informazione alternativa a quella ufficiale. Si sono affermati siti come www.digg.com, che raccoglie una comunità di persone che selezionano la priorità di argomenti relativi a determinate aree di interesse, o www.newsvine.com, che affianca le notizie diffuse da giornalisti professionisti a quelle prodotte dagli utenti. E’ evidente pertanto che nel processo di ricerca delle informazioni stanno assumendo sempre meno importanza le grandi istituzioni mediatiche e sempre di più la stanno guadagnando i propri pari, ovvero gli altri utenti come noi.

Come può un relatore pubblico monitorare questa massa imponente di dati utili per la sua attività? Per fortuna la tecnologia, oltre a creare nuovi problemi, crea anche nuove soluzioni. Tra le tecniche informatiche che permettono di aggregare le informazioni provenienti da tutti questi siti, blog compresi, citiamo il formato di distribuzione di contenuti web noto come RSS, acronimo che sta per Really Simple Syndication, che permette, mediante l’uso di specifici software, come ad esempio Feedreadear, di leggere gli ultimi aggiornamenti dei siti senza dover cercare di capire da soli quali siano i nuovi contenuti inseriti. Il problema è che, in questo modo, le informazioni vengono sempre più separate dalla fonte che le ha generate. Ma non basta. Oggi si parla di “disintermediazione”, cioè del fenomeno per cui i tradizionali canali di distribuzione e vendita di un prodotto o di un servizio vengono scavalcati. Ne sono esempi lampanti il successo di Amazon, che permette all’utente di comprare libri senza passare dalle case editrici o nelle librerie, o Ebay, che permette di comprare un qualsiasi oggetto stabilendo accordi direttamente con l’utente che decide di metterlo in vendita, tramite un semplice meccanismo di asta virtuale alla portata di chiunque.

Ma si può considerare un segnale di crescente processo di disintermediazione anche la diffusione della pratica del social boomarking: attraverso specifici siti, come ad esempio del.icio.us, i comuni utenti condividono i loro boomarks (“segnalibri”: siti web consultati spesso perché considerati di particolare interesse per un argomento specifico) e li commentano e catalogano in base a determinate parole-chiave. La popolarità di questi siti è in costante crescita, tanto da cominciare a fare una seria concorrenza ai più importanti motori di ricerca come Google. Ad una logica simile appartengono anche i nuovi sistemi di scambio di dati catalogati come sharing, che permettono di condividere contenuti di ogni tipo realizzati spesso dagli stessi utenti, dai video (www.youtube.com), alle foto (www.flickr.com).

Da segnalare infine l’esplosione del fenomeno Second Life, la comunità virtuale tridimensionale on-line creata nel 2003 dalla società americana Linden Lab. Si tratta di una sorta di gioco di ruolo in cui gli iscritti hanno la possibilità di creare un avatar, cioè un loro doppio virtuale che svolgerà una vera e propria vita parallela in questo mondo simulato, lavorando, incontrando altre persone, innamorandosi perfino. Ormai sono quasi 5 milioni le persone iscritte al sito www.secondlife.com, che si sta profilando come  un vero e proprio business mondiale in forte espansione, tanto da interessare anche le grandi aziende e istituzioni sociali e politiche, che hanno aperto loro filiali virtuali nel mondo di Second Life, attraverso le quali è possibile effettuare transazioni economiche e attività di relazioni pubbliche assolutamente reali. Una realtà che gli esperti del mondo della comunicazione non possono certamente ignorare.

Si profila una “sindrome da social media” per i professionisti delle RP? Si, da prendere sul serio.

Marco Pisano

22/03/2007 - NewsPublic Relations - kania.anetta

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