Il recentissimo testo di Santucci ha un titolo che si ispira all'aneddoto raccontato dal grande Paul Watzlawick, recentemente scomparso, dove un ubriaco rincasando cercava la chiave di casa sotto un lampione. L'hai persa qui? gli chiese un poliziotto. No, l'ho persa laggiù, rispose l'ubriaco. E perché la cerchi qui? Perché qui c'è luce, laggiù è troppo buio.
Ecco, afferma Umberto Santucci: la luce senza la chiave è inutile, la chiave senza la luce non è raggiungibile. Dobbiamo cercare di togliere la luce dal lampione e mettercela in testa, per illuminare il posto in cui si trova la chiave. La chiave è la capacità di risolvere problemi. La luce è la capacità di definire i problemi che si vogliono risolvere, ed è l'argomento del libro.
Non si può risolvere un problema se prima non lo si è definito bene.
Il libro è diviso in tre parti, trattate con la consueta chiarezza che contraddistingue tutte le opere divulgative di Santucci: una prima parte teorica introduce all'arte di individuare e definire i problemi. Segue la metodologia, dal modo di porre le domande al modo di definire i diversi aspetti del problema. Infine c'è una parte tecnica, con una rassegna degli strumenti più usati nel setting e nel solving dei problemi.
Il testo fa parte della nuova collana "Fare azienda", nata in collaborazione con la scuola di Ingegneria d'impresa dell'Università degli studi di Roma Tor Vergata, è rilegato in brossura, consta di 207 pagine ed è in vendita a € 20.".
22/01/2008 - NewsEditoria - kania.anetta