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Il "Potere di convocazione"

Nel suo ultimo libro, Piero Trupia invoca una comunicazione che produca confronto, dialogo e ci insegni a convocare l'altro, con "una voce che si faccia udire nel rumore". Il testo inaugura la collana "Strategie di comunicazione" della LIGUORI EDITORE, diretta da Giovanni Bechelloni.

Mario Morcellini, Giovanni Bechelloni ed Enrico Cogno hanno presentato presso la nuova sede del Centrostudi Comunicazione Cogno Associati a Roma, il nuovo "manuale per una comunicazione efficace" di Piero Trupia. Il libro, maturato nel tempo attraverso numerose esperienze - che Trupia ha definito "viaggi, dialoghi e soste in radure più o meno spaziose" - esalta nel processo comunicativo l'incontro con l'altro, "per abilitarlo a rispondere egli stesso all'appello di altri". La convocazione non è risposta e non è domanda. E' invito attivo; è suscitamento dell'iniziativa discorsiva dell'altro, a partire dal riconoscimento della sua autorevolezza in quanto altro. Trupia afferma che la comunicazione ha luogo quando una parola diventa altre parole. E se i segni, con cui indichiamo le cose, sono gratuiti e non legati concettualmente alle cose stesse, le parole sono indimenticabili, perché sono il germoglio di un'esperienza, di una pratica di vita, di un incontro.
Incontro è anche "ricordarsi di fermarsi un attimo", imparare a "sostare nelle radure del bosco, ad ascoltare voci e rumori": placarsi, restare un po' in vacanza presso le cose, lasciare che si enuncino e si annuncino, lasciare che parlino loro prima di liquidarle con un "pregiudizio riduzionistico": questo ci suggerisce il testo di Trupia.
Di qui l'importanza del silenzio, perché "il silenzio è lo spazio in cui il seme della parola può nascere". Il silenzio è ascolto; è, paradossalmente, aprirsi all'altro.

Giovanni Bechelloni, nella prefazione, ci ricorda quante madri sognino che i loro figli siano o medici o diplomatici, in quanto entrambe queste professioni sono al servizio di una missione importante: combattere contro i mali del mondo. Ma accettare l'esistenza del male - riflette Bechelloni - significa fondamentalmente attrezzarsi per riconoscerlo - dentro e intorno a noi - e combatterlo. E quale medicina contro il male? Per esempio la tolleranza assieme alla buona comunicazione, la comunicazione efficace, capace di convocare l'altro, come ci suggerisce Piero Trupia.
La comunicazione - prosegue Bechelloni - solo da poco tempo ha cominciato a diventare un problema e una risorsa, un "luogo" scientifico e formativo, un campo di crescenti investimenti, un terreno di scontri, un punto di vista. La comunicazione non è una nuova scienza, bensì la rivelazione di un punto di vista dal quale poter meglio comprendere il mondo: "il trionfo dei totalitarismi si realizza attraverso il blocco della comunicazione, del fluire del dialogo, dell'intreccio delle interpretazioni, del dispiegarsi delle biografie e delle loro capacità di riconoscersi ed ascoltarsi. Attivare una comunicazione convocante significa perciò attivare le energie cooperative dell'altro; significa affrontare consapevolmente il rischio che investire nella fiducia comporta".
C'è bisogno di una comunicazione che produca confronto e dialogo anche con chi non possiede "i mezzi". Parafrasando Piero Trupia, potremmo dire che il comunicatore convocativo fa propria l'ignoranza, la tenebra mentale, l'instabilità emotiva e la confusione percettiva dell'altro, e da questi elementi prende le mosse per costruire progressivamente un mondo di significati che rispondano a domande che egli stesso suscita, ma che sono già presenti nel vissuto dell'altro. In questo caso il comunicatore ha assunto come proprio il mondo cognitivo, emotivo ed esperienziale del suo interlocutore; ne ha fatto il proprio riferimento contestuale; ha cercato in esso le coordinate semantiche e logiche del proprio dire.
Così - ribadisce Bechelloni - nelle moderne società complesse l'esperienza del comunicare non può essere un'esperienza "naturale" e "spontanea". Oggi è necessario apprendere la disposizione a comunicare con l'altro, allora imparare l'arte della convocazione può essere una strada importante.
Comunicare è diventato maledettamente difficile. "Da quando le società chiuse hanno cominciato ad aprirsi. Da quando l'altro è diventato il vicino di casa; non più membro di una comunità radicata da lungo tempo nello stesso territorio. Negli ultimi 50 anni, la comunicazione è diventata un problema: questo libro di Piero Trupia apre porte importanti per trovare risposte praticabili ai problemi della comunicazione."

Ha chiuso l'incontro Mario Morcellini, fornendo vari spunti di riflessione su temi comunicativi ancora caldi. Ha spaziato dalla dipendenza iniziale dei corsi italiani dai dipartimenti americani di comunicazione, alla nascita di una nuova letteratura, al connubio proficuo tra l'Università e l'esterno, all'apertura interdisciplinare del territorio comunicativo. Morcellini ha concluso con un invito, una speranza ed un appello: la comunicazione deve avere una dignità propria, un'esistenza a sé stante e non essere più considerata solamente oggetto di altre discipline.

Stefania Boi, Lisa Cogno

01/12/2005 - NewsEditoria - Enrico_Cogno

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